Città e provincia

I motivi del divario? Primum vivere deinde philosophari

Città vs. resto del mondo
Negli ultimi anni, le analisi che riguardano le elezioni generali (Presidenziali e Parlamentari) in
un Paese, sottolineano una forte disparità tra le preferenze di voto su base geografica – centri
urbani vs. zone rurali.
Come mai gli abitanti delle città votano in maniera così diversa dalle persone che vivono in
provincia? Quali sono le caratteristiche che portano le persone ad esprimere pareri simili
tra loro?
Prendiamo come esempio le categorie politiche USA. Nelle città viene premiato il candidato
democratico, mentre nelle zone rurali il candidato repubblicano.
Parte 1 – Chi sono le persone che vivono in città
La popolazione delle città è comparabilmente più:

  • Giovane;
  • Istruita;
  • Multietnica;
    delle persone che vivono in provincia.
    Chi va in città?
    Le città hanno una percentuale di persone nate e cresciute all’interno delle stesse molto più
    piccola rispetto alle provincie. Perché?
    Le persone emigrano verso la città per un motivo principale: il lavoro e le prospettive
    economiche. Non ci sono molti altri motivi per il quale una persona lascia la comunità dove è
    nato e cresciuto, se non quello di provare ad avere un reddito maggiore e/o cercare di avere
    “successo”.
    Il motivo per cui si va in città è perché i grandi “employer” sono lì: queste imprese sono più
    grandi rispetto a quelle in provincia e sono generalmente più efficienti (quindi pagano meglio).
    In città, università e imprese sono in linea continua
    La città è quindi attrattiva di persone che vogliono una carriera.
    Le persone che vivono in città vogliono quindi entrare, per sopravvivere, in una di queste
    imprese.
    Per entrarvici, hanno dovuto passare dall’università, Istituzione che certifica, al termine di un
    certo numero di corsi, un’acquisizione di competenze su uno o più temi. Per farlo, i professori
    spiegano agli studenti ciò che devono sapere e ne verificano l’acquisizione tramite un test.
    L’università è un’Istituzione di tipo top-down gerarchico (professore spiega, alunno ripete), di
    tipo chiuso (risposta giusta o sbagliata) e meritocratica (voti, da bocciato a 30).

Al termine del corso lo studente ottiene il certificato che gli servirà per offrirsi a qualcuna delle
imprese in città. Le imprese moderne 1 tengono particolarmente alle lauree, perché replicano
esattamente la struttura delle imprese stesse (top-down, chiuse, meritocratiche).
Le imprese sanno che il giovane ha dimostrato di imparare nozioni che gli sono state spiegate e
che ha portato a termine questa serie di task (compiti) nei tempi previsti. È quindi perfettamente
coerente con i bisogni delle stesse imprese.
Vendere il tempo per abbassare il rischio
Che cosa offre, oltre alle nozioni apprese all’università, la persona che cerca lavoro?
Il tempo. Le imprese “comprano” il tempo della persona, ovvero della sua disponibilità
giornaliera anche quando non hanno nulla da fargli fare.
In cambio, offrono un abbassamento del rischio di sopravvivenza: il salario mensile elimina la
volatilità di doversi preoccupare di fare soldi giorno per giorno, o contratto per contratto.
Da sempre in strutture gerarchiche
Le persone che vivono in città accettano quindi, per sopravvivere, di stare in una struttura
prevalentemente gerarchica.
Una volta all’interno di una di queste imprese si può fare “carriera”, ovvero superare vari
compiti che vengono assegnati e dimostrare di essere affidabili nel portarli a termine. Questo
permette di salire un “gradino” nella struttura aziendale.
La grandissima maggioranza delle persone in città vive quindi in questo tipo di struttura, cosa
che hanno fatto sin dall’inizio del loro percorso scolastico.
Parte 2- La priorità dei valori fa la differenza
Il modo in cui cerchiamo di sopravvivere (in che modo otteniamo il denaro che ci serve e quali
variabili lo governano) influisce pesantemente il modo in cui poi esprimiamo i nostri valori su
situazioni generali, ovvero i cosiddetti “valori” politici, (che esprimiamo nelle elezioni generali e
“distanti” da noi come quelle Parlamentari o Presidenziali).
La differenza delle “priorità”
Le persone all’interno di una struttura aziendale, ovvero la maggior parte delle persone in città,
percepiscono in maniera estremamente diversa ciò che è importante per la sopravvivenza
rispetto a chi, per esempio, deve guadagnarsi la vita giorno per giorno (piccole imprese e
negozi, professionisti, partite IVA, autonomi in generale), i quali sono comparabilmente in
maggior numero nei piccoli centri.
Tra questi due gruppi non esiste una “diversità” di valori, ma una differenza di priorità e di
“scala”.
Priorità non significa cosa è giusto fare per prima collettivamente: la priorità è intesa sui
valori che si affermano prima di altri, sempre in astratto.

1 L’università non è MAI stata un’Istituzione per trovare lavoro, lo è diventata da solo da 80/100 anni. Oggi replica i
processi aziendali. Ne parlerò in un’altra nota

Lo scontro culturale che non c’è
I valori sono molto più condivisi di quello che pensiamo.
Noi interagiamo ogni giorno e a qualsiasi livello con tantissime persone diverse, riuscendo nella
stragrande maggioranza delle volte ad accordarci con loro (cause legali, risse, furti e omicidi
sono un’eccezione, non la regola). Nel 99% dei casi il terreno di valori con cui ci approcciamo
agli altri è quindi comune.
Quando esiste un dibattito ideologico, ovvero su questioni più astratte e lontane dalla
quotidianità, sono le priorità a determinare le nostre posizioni, ovvero cosa riusciamo a
vedere chiaramente – legato alla nostra vita quotidiana – e cosa lasciamo indietro come meno
importante.
Questo è determinato dalla struttura della nostra vita, ovvero dal modo in cui sopravviviamo
ogni giorno. Le persone esprimono queste priorità in base a ciò che vivono su di sé.
È quindi sbagliato affermare che le grandi “guerre” politiche sono guidate principalmente da
diversi valori su cosa è giusto.
La distanza delle decisioni collettive è importante
Le differenze tra chi vive in una struttura fortemente gerarchica e chi vive maggiormente sul
“day by day” non sono, come detto, valoriali; ci si accorda e si comunica senza troppi problemi
ogni giorno.
Il problema è che questi valori non sono scalabili; se il livello cambia (singolo, famiglia,
comunità, fino all’ultimo – lo Stato centrale) cambiano le percezioni di priorità.
I principi espressi ad un alto livello e lontano dalla propria vita accentuano e mostrano
limpidamente questa diversa scala di priorità.
Il motivo del divario: Sopravvivenza e rischi diversi
La maggioranza delle persone che vivono in città vive in una struttura molto simile a quella
statale (indipendentemente se pubblico o privato), ovvero vengono richiesti compiti in cambio di
sicurezza (salario).
Le persone che vivono in queste strutture, quindi, sono è molto più sensibili alle qualità morali
e all’immagine dei capi da cui ricevono ordini, esattamente come all’interno di un’impresa dove
viene mal tollerato un capo che non appaia affidabile, di buonsenso e capace di prendere
decisioni per tutti. Viene replicato il meccanismo aziendale.
La qualità delle loro giornate è determinata dalla qualità dei capi, mentre il rischio di
sopravvivenza è azzerato (salario).
Gli “autonomi” invece vedono nella struttura gerarchica ultima (il Presidente dello Stato, Il
Parlamento) qualcosa di poco comprensibile (estranea alle sue attività giornaliere) e vedono
le decisioni collettive come un rischio per la loro sopravvivenza; per l’autonomo le interferenze
esterne sono sempre un aumento del rischio.
Non hanno la priorità di “scalare” valori morali (buonsenso, buona apparenza, capacità di
prendere decisioni collettive) a capi che non hanno nella loro vita di tutti i giorni.

La priorità dei valori è amplificata all’estremo dalle strutture in cui viviamo: per la maggioranza
delle persone che vivono in città, l’autonomia è già limitata nella loro vita ed è importante
avere un buon capo con obiettivi e una visione condivisibili, per le persone al di fuori di questi
processi le caratteristiche morali sono già incluse nella propria coscienza ed è più
importante mantenere la propria indipendenza.

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