Compatibilità
In termini di volume degli investimenti, i primi tre trimestri del 2022 hanno rappresentato il miglior risultato di sempre registrato in Italia con 9,4mld €. Il 72% di questi volumi è stato attivato da operatori esteri, che confermano la fiducia nel nostro Paese.
Il quarto trimestre dell’anno ha visto però un rallentamento degli investimenti, causatodall’aumento dei costi del debito, dal contesto dei tassi di interesse e dalla pressione legata alla crescita dei prezzi energetici e dei materiali per le costruzioni. Nonostante ciò, per la fine dell’anno sono previsti volumi investiti superiori a 11 miliardi di euro – secondo miglior risultato di sempre – sottolineando l’attrattività del mercato immobiliare italiano.
In particolare, i settori finora trainanti sono stati gli uffici e la logistica, che fino al Q3 hanno rappresentato oltre il 60% del totale degli investimenti: rispettivamente €3,4mld per gli uffici e€2,6 mld per la logistica. Anche il settore retail ha segnato una forte ripresa nell’anno, nonostante risultino volumi ancora inferiori rispetto alla media degli ultimi 10 anni: nel Q3 gli investimenti sono stati pari a €470 mln. Il segmento hospitality con €1,3 mld registra un dato di quasi il 50%superiore al terzo trimestre del 2021. Per il residenziale, protagonista dell’anno scorso in Europa, volumi a €970 mln, raddoppiati rispetto all’anno scorso, ma ancora lontani dai livelli di investimento dei principali partner europei.
Il prossimo anno dovremo attenderci una contrazione dei volumi investiti, dovuta al rallentamento macroeconomico, al picco dell’inflazione e una probabile nuova crescita dei tassi di interesse. L’Italia però, continua a garantire buoni livelli di rendimento se paragonata ai partner europei, anche a causa del gap tra domanda e offerta di prodotto di qualità, contribuendo a generare buone aspettative di resilienza per il settore nel 2023.
Dal punto di vista macroeconomico, la Commissione UE prevede una crescita del PIL dello 0,3%per il 2023, con un tasso di inflazione in calo dall’8,7% del 2022 al 6,6% al termine del prossimo anno.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede dieci miliardi di euro dedicati alla Rigenerazione Urbana, individua correttamente una necessità per il prossimo anno. Il Piano non prevede però risorse dirette a favore dell’investimento immobiliare da parte dei privati. L’impatto sarà quindi indiretto, attraverso misure destinate a realizzare altri obiettivi – quali la digitalizzazione, la mobilità sostenibile o la produzione di energie rinnovabili. Da qui, l’esigenza per il nostro Paese di attrarre risorse finanziarie private significative per il rinnovamento dello stock immobiliare nazionale nei tempi e con le modalità previste dall’Ue, in particolare per quanto riguarda i capitali dei fondi pensione e dei fondi che investono il denaro del risparmio privato su scala sovranazionale.
Fonte: Elaborazione Confindustria Assoimmobiliare su fonti varie (2022)